capitolo 9 - STORIA DELLA MISERICORDIA DI FUCECCHIO - di Mario Catastini a cura di Mario catastini e Giacomo Pierozzi

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CAPITOLO 9

LA STORIA DELLA MISERICORDIA DI FUCECCHIO


LA MADONNA DI PIAZZA PATRONA DELLA CONFRATERNITA DI MISERICORDIA
Il Comune di Fucecchio, con la deliberazione consiliare del 1878, più volte citata, avente come oggetto principale la concessione del                                                        proprio benestare alla concordata permuta, tra lo stesso Comune e la confraternita di Misericordia, dei due stabili, descritti in un                                                        capitolo precedente, posti rispettivamente sul Poggio Salamartano e in via S. Andrea, decise anche di affidare alla confraternita                                                        l’immagine miracolosa della Madonna di Piazza, venerata in modo particolare sotto titolo di Liberatrice dalla peste, affinché essa fosse                                                        custodita ed esposta ai fedeli nella chiesa di S. Salvatore, essendo stata eletta a protettrice della pia istituzione.
Le vicende di questa Madonna meritano di essere rievocate. La bella scultura di marmo chiaro, rappresentante la Madonna a figura intera                                                        in una posa singolare con il bambino Gesù affettuosamente stretto al suo petto, era stata collocata in un’apposita nicchia sullo spigolo                                                        angolare del palazzo della Cancelleria del Comune (oggi palazzo della Cultura) tra la Piazza Maggiore (così era allora chiamata                                                        l’odierna piazza Vittorio Veneto) e la via della Valle, nel lontano anno l634. Da ciò il primo titolo, dato a quella immagine, di                                                        Madonna di Piazza.
In quell’epoca, come era avvenuto in altre epoche precedenti nella nostra regione infuriava la peste, ed anche la terra di Fucecchio ne                                                        era spaventosamente colpita, sicché la gente viveva dolorosamente sotto l’incubo del contagio, che non risparmiava nessuno, e non sapeva                                                        come difendersene se non invocando la misericordia di Dio con la valida intercessione della Madonna. Sul declinare dell’epidemia, che                                                        tanti lutti aveva seminato anche tra le genti del paese e della campagna, fu notata l’apparizione di una macchia scura indelebile sulla                                                        guancia sinistra della Madonna di Piazza e subito si gridò al miracolo: si disse che la Madonna aveva attirato su di sé il morbo per                                                        liberarne i suoi diletti figli, e le si dette il nuovo titolo di Madonna liberatrice dalla peste.
Come si può ben comprendere, da quel fatto prodigioso derivò un grande aumento della devozione verso quella cara immagine, devozione che                                                        si è mantenuta viva e inalterata per secoli.
Ne1 1857, in occasione di certi lavori di restauro a1 palazzo della Cancelleria del Comune, temendo che l’immagine della Madonna potesse                                                        subire qualche danno, fu deciso dal Consiglio comunale di consegnare l’immagine stessa al Capitolo della Collegiata, affinché venisse                                                        conservata su un altare per tutta la durata dei lavori. Il popolo, abituato com’era ad avere sempre sott’occhio quella cara immagine,                                                        alla quale attribuiva tante grazie a proprio favore, espresse la sua contrarietà alla rimozione della Madonna. Ci volle del buono e del                                                        bello a convincere la gente della opportunità di quel temporaneo trasloco, proprio per la salvaguardia dell’immagine, assicurando che,                                                        portati a termine i lavori di restauro del palazzo, ,essa sarebbe stata ricollocata al suo posto all’angolo della Cancelleria.                                                        Finalmente si poté il trasloco con tutte lo precauzioni e i riguardi del caso e con la dovuta solennità, presenti le autorità comunali e                                                        quelle ecclesiastiche, mentre la gente manifestava con le lacrime il proprio dispiacere per la partenza della Madonna, avendo il                                                        presentimento che essa non sarebbe più tornata nella sua sede. E, infatti, avvenne proprio così..
Riprendendo il discorso iniziale, non sappiamo se la decisione di affidare quella cara immagine alla confraternita di Misericordia venne                                                        adottata dal Comune di propria iniziativa, oppure, come siamo propensi a credere, dietro richiesta della stessa confraternita, in                                                        conseguenza della elezione di quella Madonna a propria celeste patrona. Una cosa è certa: quella decisione, che comportò la traslazione                                                        della immagine dalla chiesa Collegiata alla chiesa di S. Salvatore fu accolta dapprima con stupore e poi con sdegno dalla popolazione,                                                        che venerava profondamente quella immagine. Ciò indusse i curatori dell’Opera della Madonna liberatrice dalla peste a presentare                                                        un’istanza al Magistrato della Misericordia per chiedere che la sacra immagine venisse riportata nella chiesa Collegiata, perché — essi                                                        sostenevano con ragione — la chiesa di S. Salvatore, per non esservi servizio religioso continuativo, era pochissimo frequentata, per                                                        cui la Madonna veniva ad essere come sottratta al culto dei fedeli. L’istanza venne rigettata, ma i fedelissimi della Madonna non si                                                        dettero per vinti e, in data 18 dicembre 1876, presentarono una nuova istanza, questa volta firmata da ben 456 capi famiglia, tra cui 62                                                        iscritti alla Misericordia. Neppure tale istanza valse a smuovere l’ostinazione dei dirigenti la Misericordia. Passarono ancora due                                                        anni. Nel 1878 i devoti della Madonna si proposero di organizzare solenni festeggiamenti in suo onore, da svolgersi nella chiesa                                                        collegiata nel periodo delle feste di Ferragosto. Due mesi prima, gli Operai della Madonna rivolsero un’istanza alla confraternita della                                                        Misericordia per ottenere che in quella solenne circostanza, si consentisse il trasporto della Madonna dalla chiesa di S. Salvatore alla                                                        Collegiata. Il Magistrato della Misericordia, nell’adunanza del 16 giugno, prese in esame detta istanza e dopo una lunga discussione                                                        decise di aderire alla richiesta, ponendo peraltro la condizione che tutti i movimenti della immagine da una chiesa all’altra e alla                                                        solenne processione del 15 agosto, fossero effettuati a cura dei fratelli della Misericordia. Così infatti avvenne, sia per il trasporto                                                        nella chiesa Collegiata, sia per la processione. Ma quando si trattò di riportare l’immagine nella chiesa di S. Salvatore non si trovò                                                        chi si prestasse per quella operazione. Tanto risulta dalla riunione tenuta dal Magistrato il 20 agosto per discutere sull’accaduto.
Evidentemente la indisponibilità di tutti alla detta operazione non fu un fatto casuale, ma costituiva la conclusione di un piano,                                                        accuratamente preparato dai fedelissimi della Madonna, per superare l’ostinazione della Misericordia per ottenere il consenso al ritorno                                                        della Madonna nella chiesa Collegiata. Posta di fronte al fatto compiuto, la Misericordia finalmente si arrese alla volontà popolare e                                                        con deliberazione del 22 agosto 1878 “consentiva che la venerata immagine della Madonna della peste venisse riportata ufficialmente                                                        (diremmo piuttosto formalmente, in quanto che la Madonna di fatto vi si trovava già) nella chiesa Collegiata, allo scopo di secondare i                                                        desideri di una parte della popolazione di Fucecchio che voleva fosse mantenuta nell’antica sua sede l’immagine predetta, pur essendo e                                                        rimanendo essa, esclusiva proprietà dell’Arciconfraternita di Misericordia
Da allora l’immagine miracolosa della Madonna liberatrice dalla peste non è stata più rimossa dalla chiesa Collegiata. Ma la questione,                                                        sotto l’aspetto formale, ebbe ancora un seguito. Sei anni più tardi, nel 1884, la questione ritornò all’ordine del giorno del Magistrato                                                        delle Misericordia. Infatti, nel verbale dell’adunanza dell’8 agosto di quell’anno si legge quanto segue:
“Presa nuovamente in esame la domanda del fratello Sestilio Benvenuti relativa all’immagine della Madonna delle peste, patrona di questo                                                        pio sodalizio, il Magistrato delibera di far premure al Consiglio comunale di Fucecchio per la consegna formale all’Arciconfraternita                                                        dell’immagine e di tutto ciò che appartiene alla medesima, intendendo il Magistrato di riconsegnarla poi al sig. arciprete della                                                        Collegiata perché la conservi alla pubblica venerazione nella detta chiesa.”
Di fronte a questa strana richiesta ci domandiamo: ma non era già stata assegnata l’immagine della Madonna alla Misericordia con la                                                        deliberazione comunale del 21 agosto 1874 ?
Notizie distorte della deliberazione del Magistrato della Misericordia portarono alla diffusione tra la popolazione di voci allarmanti,                                                        secondo le quali la Misericordia avrebbe voluto riportare l’immagine della Madonna nella chiesa di S. Salvatore. Per dissolvere il                                                        malumore della popolazione, il Magistrato dovette pregare l’arciprete di pubblicare dall’altare che le dette voci, erano del tutto                                                        infondate.
Da quanto abbiamo esposto appare indubbio che la Misericordia teneva in modo particolare al possesso e alla custodia della immagine                                                        della Madonna liberatrice dalla peste e teneva soprattutto alla sua celeste protezione. E allora non sappiamo spiegarci perché, dopo                                                        sessanta anni di devozione e di gelosa cura di quella immagine, si sia poi addivenuti alla sua sostituzione, come patrona, con la                                                        Madonna di Lourdes. Fu infatti su istanza del governatore cav. Sestilio Benvenuti, che mons. Carlo Falcini, vescovo di S. Miniato, con                                                        decreto episcopale del 10 febbraio 1917, proclamò patrona del pio sodalizio Maria SS. di Lourdes con l’ordine di celebrare in perpetuo,                                                        ogni anno, l’11 febbraio, con solennità e decoro, la festa dell’apparizione della Madonna. Inoltre, con lo stesso decreto il sunnominato                                                        vescovo stabilì che l’indulgenza plenaria concessa dalla Santa Sede con breve del 3 agosto 1860 e fissata per il giorno 8 settembre                                                        fosse trasferita al giorno 11 febbraio.
 
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