capitolo 6 - STORIA DELLA MISERICORDIA DI FUCECCHIO - di Mario Catastini a cura di Mario catastini e Giacomo Pierozzi

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CAPITOLO 6

LA STORIA DELLA MISERICORDIA DI FUCECCHIO


RIPRISTINO DEL VECCHIO ORATORIO DELLA MADONNA DELLA CROCE
In applicazione della legge 8 luglio 1866, che sancì l’abolizione, per quanto riguardava il nostro paese, del Capitolo della Collegiata                                                        e dei conventi di S.Salvatore e della Vergine, l’amministrazione del Fondo per il Culto, che aveva incamerato i beni delle soppresse                                                        istituzioni religiose, accogliendo la domanda del Comune di Fucecchio, ed anche nell’intento di dare al fabbricato del monastero di                                                        S.Salvatore quell’unica e definitiva sistemazione che gli era riservata per legge, addivenne alla cessione allo stesso Comune                                                        dell’intero fabbricato, comprese la chiesa e le annesse aree scoperte, con l’obbligo di mantenervi, in una parte comoda e sufficiente,                                                        l’abitazione per le ultime monache regolarmente professe, che in quel momento vi avevano dimora ai sensi dell’art. 6 della predetta                                                        legge. Il Municipio dovette, per altro, impegnarsi ad impedire che nei locali del soppresso monastero s’introducessero altre persone per                                                        effetto di nuove professioni monastiche o per altro pretesto, con lo scopo di conservare e perpetuare, apparentemente o fittiziamente,                                                        un sodalizio che per legge aveva cessato di esistere.
Pure la chiesa di S.Salvatore, con i mobili e gli arredi sacri di sua pertinenza, divenne di proprietà comunale, ma il tutto venne                                                        lasciato in consegna alle monache per il tempo durante il quale esse sarebbero rimaste, in numero non inferiore a sei, ad abitare nei                                                        locali del monastero loro assegnati. Venne, per altro, concessa al Municipio la facoltà di provvedere a sistemarle in altro alloggio                                                        fuori del monastero, sempreché le monache ne fossero consenzienti. Il che non avvenne mai, per le ragioni che diremo appresso.
Della suddetta operazione di cessione, da parte del Fondo per il Culto al Comune di Fucecchio, del complesso di S.Salvatore, venne                                                        redatto apposito atto notarile in data 20 novembre 1873.
L’anno successivo, 1874, il Municipio di Fucecchio saggiamente pensò che se poteva utilizzare per conto proprio i locali del monastero,                                                        nulla s’opponeva, d’altra parte, una volta assolti i doveri assunti nell’atto di accettazione degli stessi locali, a procacciare alla                                                        confraternita della Misericordia un locale adatto e necessario, di cui essa era mancante per esercitarvi le opere di carità e di                                                        beneficenza, scopo principale della istituzione.
“Oltre a ciò, la compagnia della Misericordia, essendo proprietaria - come abbiamo riferito nel capitolo precedente - “di uno stabile                                                        minacciante rovina, posto in via S. Pietro Igneo di Fucecchio e fronteggiante la fabbrica dello spedale, e di più il Comune suddetto                                                        andando debitore della confraternita stessa di lire 1517,78 per restauri e lavori da farsi in detto stabile, porzione del quale negli                                                        anni precedenti fu dalComune ridotto, e quindi servì per la scuola elementare comunale maschile, parve convenientissima cosa, ed                                                        utilissima tanto per il Comune che per la confraternita, di addivenire ad una sistemazione generale d’interessi mediante una permuta di                                                        stabili, cedendo la Misericordia il vecchio stabile che essa possiede in via S.Pietro Igneo, renunziando altresì alle lire 1517,78,                                                        somma stimata occorrente per i restauri e lavori sopra ricordati e ricevendo in compenso, in libera proprietà, la così detta bottaia                                                        dell’ex—monastero di S.Salvatore (già oratorio della Madonna della Croce) da ridursi per i bisogni della confraternita, e l’uso altresì                                                        della chiesa di S.Salvatore con obbligo di conservarla a tutte suo spese, nonché l’uso degli arredi sacri, salvo sempre, però, quanto                                                        viene disposto nell’atto ridetto del dì 20 novembre 1873”.
L’importante operazione di permuta dei due stabili sopra descritti venne conclusa felicemente e definita legalmente con atto pubblico                                                        dal notaro Angiolo Bonfiglioli il giorno 3 dicembre 1874, previa autorizzazione del Consiglio comunale, concessa con deliberazione in                                                        data 21 agosto 1874. Il brano sopra riportato fa parte appunto dell’atto notarile ora citato.
A questo punto, per favorire la comprensione dei lettori, che sentono parlare di via S.Andrea e di via S.Pietro Igneo, denominazioni                                                        stradali non più esistenti dobbiamo aprire una parentesi esplicativa.
Precisiamo, dunque, che la via S.Andrea di allora corrisponde alla via Castruccio di oggi, che la via S.Pietro Igneo non esiste più, che                                                        la via oggi denominata Guglielmo di S.Giorgio, che dalla piazzetta Garibaldi conduce alla via Castruccio, si chiamava allora via S.Carlo.                                                        Nella zona attorno all’attuale piazza dell’ospedale, furono apportate, in tempi diversi, notevoli modificazioni. Ciò si desume dal                                                        raffronto tra la pianta della terra di Fucecchio disegnata nel 1785 dall’agrimensore Luigi Banti,. la pianta sommaria delle strade di                                                        Fucecchio disegnata nel 1810 dall’agrimensore Niccodemo Bongi, e la situazione attuale. Nella pianta del 1735 figura una piazza S.Andrea,                                                        delimitata a ovest dal fianco della chiesa di S.Andrea, che occupava circa la metà dell’attuale piazza dell’ospedale, e a est da un                                                        fabbricato il cui lato frontale era in linea con il lato destro della via S.Carlo (per chi la percorreva in salita), talché da tale via,                                                        si scorgeva a diritto la piazza S.Andrea. Nella pianta del 1810, invece, sull’area che nella prima pianta era la piazza S.Andrea, vi                                                        figura una nuova costruzione, fronteggiante con il lato sud la via S.Carlo e con il lato ovest il fianco della chiesa di S.Andrea,                                                        rimanendo pertanto tra questa e la nuova costruzione lo spazio di una breve strada, che, al tempo dell’erezione de11’ospedale                                                        (1839—1855), venne denominata via S.Pietro Igneo. Per intenderci meglio, la via S.Pietro Igneo si apriva dov’è attualmente l’edicola dei                                                        giornali e guardava l’ingresso principale dell’ospedale.
La chiesa di S.Andrea e l’adiacente ala del monastero di S.Andrea, che si affacciavano sulla via che portava lo stesso nome, esistenti                                                        ancora nel 1874, cioè all’epoca della permuta di stabili stipulata tra la Misericordia e il Comune, vennero demolite verso la fine del                                                        secolo XIX perché pericolanti, e l’area risultante servì in parte per erigervi la sede dell’Asilo infantile e quella del ricovero dei                                                        vecchi, locali successivamente accaparrati entrambi dall’ospedale, e in parte servì a riaprire la piazza sul davanti dell’ospedale, cioè                                                        l’attuale piazza Lavagnini, la quale, peraltro, rispetto alla precedente piazza S.Andrea, risulta spostata verso occidente di circa una                                                        ventina di metri, e nella quale rimase assorbita anche la via S.Pietro Igneo.
Chiudendo la lunga ma necessaria parentesi e riprendendo il discorso sullo stabile di via S. Andrea (che altro non era che la vecchia                                                        chiesa di S.Andrea ridotta a locali per uso civile), ceduto dalla Misericordia al Comune in cambio dell’ex-oratorio della Madonna della                                                        Croce sul Poggio Salamartano, aggiungiamo che, da certe notizie tratte dai verbali del magistrato della Misericordia, risulta che esso,                                                        anche dopo lo scambio rimase in uso alla Misericordia fino all’epoca della sua demolizione. Non si spiegherebbe altrimenti come,                                                        nell’adunanza del Magistrato della Misericordia, tenuta il 6 maggio 1876, si decidesse “di concedere agli Operai di S.Candido di                                                        usufruire delle stanze dello stabile di S.Andrea per collocarvi le bande musicali nella circostanza della festa del santo patrono, che                                                        avrebbe avuto luogo nel giorno successivo”. Inoltre, dal verbale dell’adunanza del 17 ottobre 1877, si apprende che, su istanza di                                                        Tommaso Calaverni di Fucecchio, di condizioni miserevoli, venne concesso al medesimo “l’uso di una stanza di via S.Andrea onde in essa                                                        rifugiarsi”.
E nell’adunanza del 26 luglio 1883 venne asco1tata una comunicazione del governatore, secondo la quale “lo stabile di via S. Andrea di                                                        cui siano usufruttuari, minaccia rovina”. A seguito di ciò, il governatore viene incaricato d’informare il sindaco del Comune “affinché                                                        ordini la visita di un ingegnere, giacché la confraternita non intende essere responsabile delle disgrazie che potrebbero avvenire”. E                                                        anche “di adunare il consiglio generale per rinunziare all’uso di detto stabile, quando ciò si riconosca utile per l’istituzione. Ma                                                        tale proposito rimase allo stato di semplice proposta, se il governatore nell’adunanza del 31 luglio 1885, propone una transazione con                                                        l’inquilino Tognetti Fausto, ricevendo dal medesimo in saldo di pigione dell’anno lire 18 invece di lire 26. Ma lo stato di perico1osità                                                        dello stabile aggravandosi di anno in anno, fino al punto che il Comune pensò bene di abbatterlo e di usare l’area liberata — come                                                        abbiamo già detto –per erigervi nuovi locali e per ripristinare la piazza dell’ospedale.
Nel frattempo la Misericordia aveva provveduto a ripristinare e a riaprire al culto l’antica cappella della Madonna della Croce,                                                        benedetta il 12 febbraio 1876 secondo il consueto rituale romano da1l’arciprete della Collegiata, a ciò delegato dal vescovo di                                                        S.Miniato. Dopo 18 anni dalla sua fondazione, dopo le numerose vicende che abbiamo narrato, Misericordia aveva finalmente realizzato il                                                        proprio oratorio, capace e decoroso, soprattutto centrale rispetto al paese e comodo perché contiguo alla sua sede sul Poggio                                                        Salamartano.
Secondo quanto si rileva dalla lettura dell’atto di permuta del 1874, il Municipio di Fucecchio si era anche impegnato ad iniziare le                                                        opportune trattative con il Demanio dello Stato per ottenere, e poi cedere alla Misericordia, gratuitamente o per un equo prezzo, le                                                        stanze della foresteria dell’ex—monastero di S.Salvatore, stanze situate proprio sopra l’oratorio della Misericordia. La trattativa                                                        giunse a buon fine e il detto fabbricato poté essere acquistato dalla Misericordia nell’anno 1900 per la somma di lire 2000. Tanto                                                        risulta dalla deliberazione del consiglio generale della Misericordia in data 28 dicembre 1899. Ma già in precedenza, precisamente il 26                                                        dicembre 1876, mediante atto privato, la Misericordia, nella persona del governatore del tempo, Carlo Benvenuti, aveva preso in affitto                                                        dalla abbadessa di S. Salvatore, Vittoria Lampaggi (suor Teresa), una delle stanze della suddetta foresteria, posta al 1° piano sul lato                                                        di tramontana, unitamente ad uno stanzino annesso ad esse in funzione di “luogo comodo”.
Abbiamo citato diverse volte l’atto di permuta del 3 dicembre 1874, atto veramente fondamentale per la vita o lo sviluppo della                                                        confraternita di Misericordia di Fucecchio. Lo citiamo ancora una volta per riferire la clausola finale in esso contenuta, secondo la                                                        quale, nel caso di scioglimento della confraternita, tutti i diritti di proprietà e di usufrutto dei beni ceduti dal Comune alla                                                        Misericordia sarebbero dovuti ritornare allo stesso Comune.

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